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Dune, La recensione: un film solenne

Dune, La recensione: un film solenne

Un nome che si porta dietro un peso culturale notevole, tra fanatici nerd e di cinema,  Dune di Denis Villenueve è uno dei film più attesi degli ultimi anni che la pandemia ci ha fatto aspettare ulteriormente. Adattare un manifesto della letteratura fantascientifica come l’ opera di Frank Herbert, non è mai stato cosa semplice, lo ha dimostrato il film di Lynch o il lavoro mai realizzato di Jodorowsky , ma con Dune di Denis Villeneuve, presentato in anteprima mondiale, lo scorso 3 Settembre,  Fuori Concorso alla  78esima Mostra D’Arte Internazionale del Cinema di Venezia   posso affermare che una via di incontro tra fan e profeti esiste.

Così come era successo per Blade Runner 2049 dello stesso Villeneuve, anche Dune non avrà il parere del pubblico totalmente uguale, ma creare rumore e opinioni discordanti non fa altro che accrescere la popolarità del regista. Nel 2016, Villeneuve presentava a Venezia uno dei suoi film più amati da pubblico e critica, Arrival; ora dopo anni di esperienza nel cinema di fantascienza, realizza finalmente quello che è sempre stato uno dei suoi più grandi sogni, una mastodontica opera divenuta fantasia e incubo per  moltissimi colleghi.

Il Dune di Frank Herbert è un baluardo della letteratura fantascientifica, una saga, piena  di personaggi, di mondi, di viaggi interspaziali e mentali, simboli e riflessioni su tematiche variegate. Una storia che per i più profani viene immediato il confronto con saghe come Star Wars o Game of Thrones, quando sia Lucas  che Martin devono tutto a Dune.  Una storia che può creare qualcosa di grande sullo schermo che, nonostante la sua importanza, non raccoglie una fandom significativa per diventare il nuovo Lord of the Rings;  un franchise che promette di essere qualcosa di epico.

Denis Villeneuve di certo è uno che ama le sfide. In questi anni ci ha dimostrato che di coraggio ne ha parecchio: riportare al cinema un master come Blade Runner e fare pure un sequel non è cosa da tutti. Con il suo Dune potrebbe sicuramente fungere da megafono tra generazioni vecchie e nuove, sfruttando anche il cast pieno di nomi conosciuti al grande pubblico già visti nel trailer, con una funzionalità molto “clickbaiting“… ma va bene così.

 

 

Con queste promesse, la possibilità di floppare erano alte. Il problema non è chi maneggia l’opera in questione ma l’opera in sè, forse troppo vincolata alla fruizione cartacea. Di contro è anche vero che Villeneuve non è mai stato un regista mainstream – vedi le recenti dichiarazioni contro i film Marvel – quindi non fa cinema per puro intrattenimento. Un regista abile nel costruire mondi, far stupire e riflettere contemporaneamente con delle immagini di una profondità divenute un suo marchio di fabbrica. In Dune 2021 ( lo chiamerò così per distinguerlo da quello di Lynch) il lavoro di scenografia, fotografia è qualcosa di solenne e magistrale che visto in un contesto unico come l’Arcadia Cinema di Melzo, mi ha permesso di godermi questa esperienza di sala al massimo.

 

Tutto ruota attorno alla spezia. Una polvere magica che è fonte di potere, ti assuefa, permette i viaggia interspaziali e come tutte le fonti preziose diventa causa di guerre tra uomini.

La spezia si trova su un unico piante, Arrakis, comunemente chiamato Dune, l’unico luogo che non appartiene a nessuno, non ci sono casate e non appartiene neanche all’imperatore che controlla tutto il resto. Arrakis è luogo costante di occupazione da parte dell’imperatore che sfrutta le varie casate per saccheggiare, depredare le terre ricche di spezie per provare a dominare l’economia della galassia.

Dopo anni di dominio della casata degli Harkonnen, guidai dal loro leader il Barone Vladimir Harkonnen (Stellan Skarsgård) – che in alcune scene ricorda molto Darth Vader, l’imperatore decide di passare il controllo di Arrakis alla casata degli Atreides, guidati dal Duca Leto Atreides (Oscar Isaac) assieme a suo figlio Paul (Timothée Chalamet) e alla sua compagna Lady Jessica (Rebecca Ferguson).

Il giovano Paul curioso e voglioso di scoprire nuove terre è costantemente tormentato da sogni e visioni di un futuro che lo vedono guidare Arrakis alla liberazione ma con perdita e sacrificio da pagare. Vede sangue, nuove religioni, nuovi popoli che studia nelle sue stanze tra un addestramento alla lotta e un altro. Il tutto per capire quanto si è disposti a soffrire, a superare la paura del dolore e della perdita per il bene di tutti.

Gli interessi politici in gioco non sono pochi. Il viaggio di Paul su Arrakis è solo l’inizio di un viaggio interiore che lo porterà verso una consapevolezza dei suoi poteri visionari che lo condurranno al suo destino. Si è sempre parlato di un possibile arrivo di un Eletto, Kwisatz Haderach: una figura messianica portatore di pace su Dune.

La parte più difficile per un regista che porta sul grande schermo un’opera così  importante è gettare le basi di un nuovo universo per il pubblico, sopratutto quello generalista. Dune è conosciuto nella cultura pop, ma questo non vuol dire che tutti lo abbiano letto, anzi… per questo a Villeneuve non può sfuggire nulla e non può tralasciare dettagli importanti per capire la storia. Lo scopo di Dune è creare un nuovo franchise e per farlo si parte dal gettare le fondamenta di un prodotto e il regista canadese, dal punto di vista scenografico – come già ho sottolineato – è un maestro.

I mondi da introdurre sono molti. Le informazioni tante. Ogni casata viene introdotta con i propri usi e costumi e stili di combattimento. Ci viene più volte spiegata l’imprevedibilità del deserto e di quanto possa essere fatale o alleato se si rispetta e si conosce.

Sono tante cose da assimilare nella prima ora che potrebbero disorientare lo spettatore, ma con un’opera come Dune è impossibile e irrispettoso sorvolare aspetti che sono molteplici nei libri. Aspetto fondamentale che trasuda nella prima parte del film è la sete di potere – non solo quella fisica, l’incertezza del futuro e abbracciare un destino che sembra essere doloroso e terrificante per se stessi.

Per ora il secondo film non è ancora stato girato, è in lavorazione. Io spero vivamente di vederlo prima possibile perché dopo 2 ore e 40 minuti ne volevo ancora. Anche se la mole di contenuti è così tanta che è stato giusto spezzare in più film.

Un altro aspetto che può sembrare pesante al pubblico in questo primo film è la componente mistica e filosofica da introdurre e spiegare che rischia sempre di non essere compresa. Le visioni di Paul – orribilmente fatte nel film di Lynch con voce fuori campo – sono molte e insistono molto su quello che sarà il suo destino e vediamo il suo futuro, il futuro di Arrakis ma su tutto vediamo Zendaya come una visione di Madonna….

Il rischio che lo spettatore si annoi nella prima parte è alto. Dal canto suo Timothée Chalamet ha fatto un lavoro incredibile. Lui è Paul. Creare empatia con il pubblico non è per nulla facile all’inizio quando lo vediamo sudare, sognare, dilaniarsi nel letto e cerca di usare la Voce.
Villeneuve non avrebbe potuto fare altro per racchiudere il tutto in questo tempo a sua disposizione, anche se il risultato è che l’inizio è un pò lento con una elaborazione di concetti e informazioni a rischio estraniazione per chi guarda.

Vedere Dune in una sala IMAX con Dolby Atmos è stato un valore aggiunto che consiglio a tutti di fare. Le musiche di Hans Zimmer accompagnano tutta la narrazione e penetra in maniera dominante. Dona l’atmosfera ai vari pianeti, ai luoghi, ai popoli e crea la colonna sonora per ogni personaggio. Zimmer ha ricreato in musica – a suo modo – l’universo di Herbert. Unito alle immagini di Villeneuve ci ho visto così tanti rimandi ad altri capolavori che non ho potuto non pensare a 2001 Odissea nello Spazio.

Dune è un’esperienza immersiva. Fin dal primo istante ho sentito la nuca tremare, la pelle d’oca e gli effetti speciali sono così maniacali che sembra tutto reale e non ho mai pensato che sia tutto  fatto a computer.

Sono molte le prove attoriali degne di nota. Oltre al già citato Chalamet, il Barone di Stellan Skarsgård è notevole. Viscido e imponente nella melma, gigante lumacone e grazie al cielo ci hanno risparmiato gli effetti visivi del film di Lynch da voltastomaco.  Rebecca Ferguson, Lady Jessica, membro delle Bene Gesseritdimostra ancora una volta di essere un’attrice in grado di fare qualsiasi ruolo. Personaggio fondamentale per il viaggio dell’eroe di Paul. Jason Momoa ha il suo momento di gloria e Bautista in poche battute si dimostra sempre più un attore di tutto rispetto. Non vedo l’ora di vedere il personaggio di Chani Kynes di Zendaya che in questo primo film è più un miraggio, una visione sospesa nel tempo.

 

In conclusione il film ha rispettato le mie aspettative. Ci sono cose che non vanno in merito alla sceneggiatura, ma se contestualizziamo tutto il caso di studi  Dune, Denis Villeneuve ha fatto un lavoro straordinario. Si sono poste le basi per un grande franchise che spero possa risollevare le sorti del grande cinema.

Ora non vedo l’ora di vedere il continuo del cammino dell’eroe,  in questa epicità che è solo all’inizio.

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