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Opinioni non richieste su Promising Young Woman

Opinioni non richieste su Promising Young Woman

Il film sensazione dell’anno analizzato con poco criterio da un individuo privo delle giuste competenze

Le produzioni televisive e cinematografiche figlie del #MeToo sono spuntate come funghi negli ultimi anni: alcune buone, altre ottime e altre ancora dimenticabili quanto una scelta sbagliata dopo una sbronza male. La maggior parte di esse mostra la fase della molestia, quel momento in cui la donna subisce la violenza psicologica e/o fisica. Ecco, Promising Young Woman non rientra in questa categoria.

La pellicola scritta e diretta da Emerald Fennel viene acclamata ed apprezzata al suo esordio al Sundance Festival tanto da arrivare poi a vincere l’Oscar come Miglior Sceneggiatura Originale. Il racconto parte subito forte mostrando un redivivo Adam Brody (per i profani, Seth Cohen di The O.C.) il quale pensa sia un’ottima idea provarci con la protagonista (Carey Mulligan) in evidenti difficoltà alcoliche. Preda sulla carta perfetta perché troppo ubriaca per opporre resistenza una volta portata a casa, o almeno così sembrerebbe. Scopriremo la verità nella scena successiva, quando lo vedremo cominciare ad allungare le mani nonostante le proteste e resistenze di lei; a quel punto la nostra presunta vittima tornerà perfettamente sobria e cosciente. Stava soltanto fingendo lo stato alterato in realtà, l’obiettivo era quello di smascherare il comportamento da predatore sessuale del ragazzo. Di farlo sentire insignificante, ebete, in preda ai sensi di colpa e minacciarlo appassionatamente (come neanche una mamma con gli zoccoli di legno in mano) se avesse perpetrato ancora tale condotta. Il più classico dei “riprovaci e te lo taglio con le cesoie seghettate”.

Per dovere di cronaca segnaliamo un’altra illustre vittima della protagonista, l’indimenticato e indimenticabile McLovin, aka Christopher Charles Mintz-Plasse, segnalazione forse non necessaria ma secondo l’autore di questo articolo doverosa.

Tornando seri, Promising Young Woman non è una metafora della cultura dello stupro, non una sottile allegoria della misogina latente nella società patriarcale. Non c’è nulla nulla che non venga detto apertamente, ad alta voce. Un prodotto quasi didascalico in grado di stilare una lista di ogni possibile comportamento sessista, esplicitamente predatorio o sottilmente tossico. Un modo molto diretto per dire che il catcalling e il mansplaining hanno rotto i coglioni.

Tutto questo si svolge sotto una patina da mezza commedia romantica, un thriller mascherato dove la tensione si avverte a tratti, dove in certi momenti si pensa addirittura che la vicenda possa prendere una piega positiva. Possiamo quasi parlare di una rom-com al contrario, farcita di sarcasmo amaro, trovate brillanti e finale a sorpresa.

Visione altamente consigliata a tutti, con focus particolare su due categorie:

  • il middle age white man, inconsapevole di essere segretamente misogino
  • il trentenne di estrazione medio-borghese, convinto di essere una benedizione per il genere femminile

Purtroppo noi uomini siamo come dei cuccioli di Labrador: stupidi, goffi, in preda agli istinti. Abbiamo bisogno delle giornalate sul muso per essere educati, guidati, istruiti (“No, non si fa la pipì sul tappeto! No, non si beve l’acqua dal water! No, non si monta la gamba di zia Pinuccia!”). Questo film potrebbe farci fare dei passi avanti anche se ci pensiamo già femministi, rispettosi, di sinistra, LGBQT+ e chi più ne ha più ne metta.

Adesso scusate ma vado ad abbaiare al postino.

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